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LE CASE IN CIAD

LE CASE INTITOLATE A LUIGI TENCO IN CIAD Nel 1970, un gruppo di volontari del Gruppo Giovanile "Terzo Mondo" di Genova Cornigliano, ebbe l'idea di raccogliere una sottoscrizione per edificare in Ciad un villaggio per soccorrervi i lebbrosi, intitolandolo alla memoria di Luigi Tenco.
Per raggiungere il loro scopo, i promotori dell'iniziativa chiedono aiuto alla Gazzetta del Lunedì, che pubblica il loro appello il 12 febbraio 1970.

Poi, il 28 settembre 1970, ecco il primo resoconto della sottoscrizione, pubblicato sempre dalla Gazzetta del Lunedì, che annuncia l'imminente inizio dei lavori: (nella foto a fianco, le due case "Luigi Tenco")
DUE ABITAZIONI PER I LEBBROSI COSTRUITE NEL CIAD
Sono state realizzate con i fondi raccolti dalla sottoscrizione aperta dal nostro giornale. Saranno dedicate alla memoria di Luigi Tenco.

II Gruppo Giovanile Terzo Mondo di Cornigliano ci ha fatto pervenire questo scritto:
Cara Gazzetta,
abbìamo ricevuto dal dott. Tachon, il medíco francese che opera tra i febbrosi nel Ciad, una lettera che riguarda l'utilizzazione dei fondi fino ad ora raccolti, grazie alla sottoscrizione a favore dei lebbrosi di detto paese. Pertanto preferiamo, per illustrare a quanti hanno seguito quest'iniziativa, le sue parole alle nostre.
Questo è il testo della lettera:
FORT-LAMY, 18-9-1970 - Cari Amici, ho avuto la gioia al ritorno dal mio periodo di riposo, di vedere che la "Gazzetta del lunedì" non ci aveva dimenticati e che sul nostro conto bancario era stato versato un dono così generoso (L. 548.900). Così, prima di tutto, tengo ad esprimere i nostri più vivi ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito con il loro denaro, il loro lavoro o la loro buona volontà a quest'invio ad assicurare loro che essi contribuiranno alla lotta che noi portiamo contro la lebbra.
Appena terminata la stagione delle grandi piogge, noi intraprenderemo con questa somma la costruzione di una casa "doppia" cioè composta di due locali separati, ciascuno dei quali potrà accogllere un malato con la sua famiglia e questa casa potrà, così come desiderate, essere dedicata a Luigi Tenco. Potete anche già da adesso farcì pervenire la piccola targa portante il suo nome e che noi faremo collocare nel muro.
Questa costruzione richiederà più settimane (per la costruzione) ma non appena terminata io ve ne farò pervenire delle fotografie.
II villaggio dei lebbrosi di Chagoua è situato a 6 km. da Fort-Lamy. Esso comprende attualmente:
1) 59 capanne costruite con fango essicato e coperte di paglia, che accolgono 78 malati e le loro famiglie;
2) un piccolo dispensario in muratura offerto dall'Opera Tedesca di assistenza ai lebbrosi;
3) una casa a due locali, in muratura, offerta dal municipio di Fort-Lamy.
Sperando di avervi dato tutte le precisazioní desiderate vi ringrazio ancora per tutto l'aiuto che ci date e vi prego di gradire i più cordiali saluti. - Dr. TACHON N.
UNA TARGA COMMEMORATIVAUN'ALTRA VEDUTA DEL VILLAGGIO

Ecco il racconto di come procedette la raccolta dei fondi, tratto da un opuscolo commemorativo, che qui riportiamo: (nelle foto, la targa che dedica l'opera a Luigi Tenco, e una panoramica del villaggio)

Nasce l'idea di costruire e dedicare a Luigi Tenco un villaggio di raccolta per lebbrosi, formato da una decina di case.
Prepariamo un progetto che inviamo al dottor Tachon.
La risposta è che il nostro progetto è troppo elaborato e che, per ragioni d'economia, sono sufficienti costruzioni molto più modeste costituite da un solo vano, con porte e finestre metalliche, per un prezzo preventivato di un milione e centomila lire per ogni costruzione. Ora si debbono trovare i fondi. La Gazzetta del Lunedì ci da una mano permettendoci di lanciare sulle sue pagine una sottoscrizione. Abbiamo scelto questa forma solamente perchè dieci milioni (il costo della realizzazione) equivalgono a 6/7000 quintali di carta, oppure 3.500 quintali di stracci, oppure 200 quintali di filo di rame. Ed è a noi impossibile raccogliere quantitativi simili di materiale. Abbiamo stabilito d'inviare tutte le settimane diecimila lire per la sottoscrizione (La Gazzetta del Lunedì esce una sola volta alla settimana). II sabato pomeriggio non si smette di lavorare finchè non abbiamo ottenuto dalla vendita del materiale raccolto la cifra che ci siamo proposti. A volte, poichè nel magazzino dove depositiamo la carta e sulla piazzetta ad esso antistante non c'è illuminazione elettrica, carichiamo carretti di stracci o selezioniamo metalli alla luce di un falò.
È stato il caso o forse il treno che parte da Acqui per Genova alle 18,02 anzichè, supponiamo, un'ora prima a far sì che potessimo metterci in contatto con il Club Luigi Tenco di Venezia.
Questi amici venuti a conoscenza della nostra iniziativa ci danno una mano senza mezzi termini.
Si stampa un supplemento numero unico (il giornalino del Club) che riporta l'articolo con il quale abbiamo lanciato la sottoscrizione alla Gazzetta del Lunedì.
Con il trascorrere dei mesi ci rendiamo sempre più conto che sarà difficile realizzare la costruzione di un villaggio ma ci sostiene la convinzione che questo non è l'essenziale, l'unica cosa veramente importante è fare tutto quello che si può.
In settembre viene pubblicata una lettera che ridà vita alla sottoscrizione.
L'8 ottobre l'alluvione colpisce Genova. Chiediamo che la sottoscrizione si chiuda. Complessivamente sono state raccolte 824.900 lire.
Nei mesi successivi con il lavoro nel nostro gruppo possiamo inviare ancora quanto manca per la costruzione della casa e del mulino per miglio. In data 8 aprile 1971 abbiamo inviato complessivamente al dott. Tachon 1.243.865 lire.
A Chagoua ora ci sono una casa e un mulino, sono il frutto di un anno di lavoro, è stato dedicato ad un giovane come noi.
Questo è quanto abbiamo fatto con serietà ed impegno. Non stà a noi giudicare il valore e la validità di quest'opera. È bene però puntualizzare che Luigi Tenco non ha assolutamente bisogno di un'iniziativa come questa o simile a questa, in quanto Tenco vale per quello che ha detto, per le sue idee. Se noi paragonassimo un'iniziativa del genere ad un ciondolo da appendere ad un albero di Natale, avremmo completamente travisato il significato di tutto e non faremo ricordare Luigi; appendendo ciondoli, lo soffocheremo fino a non intravedere più il verde dei rami, come se avessimo tappezzato il suo volto con mille francobolli.
Quest'iniziativa deve invece essere un altro abete piantato nella direzione del primo. E lo sarà solo se ci servirà a capire meglio Luigi, i suoi problemi (quindi i nostri), le sue idee; se ci avrà dato una mano, se sarà stato un ríferimento per il cammino verso "LA VERDE ISOLA".
Cammino che ora dobbiamo compiere tutti insieme.

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