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LE INTERPELLANZE PARLAMENTARI

LUIGI TENCO SUL PALCO DEL FESTIVAL Dopo aver fatto discutere commentatori (a volte improvvisati), psicologi e opinione pubblica, il "Caso Tenco" approdò in parlamento nel mese di aprile 1967, per mano di 2 deputati.

L'onorevole democristiano Giovanni D'Antonio rivolse una interrogazione a ben 2 Ministri, quello dell'Interno e quello dello Spettacolo, con la quale avanzava delle richieste davvero strane: l'abolizione del Festival di Sanremo (magari! nda ;-) e un'inchiesta della magistratura sulla morte di Tenco (no comment):
"Se ad essi risulti, come da qualche giornalista esplicitamente sussurrato, che il cantante Luigi Tenco, suicidatosi durante il Festival di Sanremo, fosse dedito agli stupefacenti;
che entrò lo stesso in scena spinto dal presentatore Mike Bongiorno, pur sapendo lo stesso presentatore che il Tenco era in quel momento drogato;
che la cantante Dalida era presente al momento dell'insano gesto del predetto Tenco.
Se, esperiti gli accertamenti e risultando rispondenti a verità le "voci", non intendano affidare alla magistratura le indagini per eventuali responsabilità penali.
L'interrogante si permette di suggerire ai ministri competenti l'abolizione del Festival di Sanremo o, perlomeno, di fare in modo che, in considerazione del fatto che solamente le case discografiche sono interessate alla manifestazione per evidenti scopi reclamistici, debbano esse sopportare le spese della trasmissione televisiva, allo stesso modo come avviene per la reclame a Carosello"
Non è dato sapere se vi fu mai risposta.
Dal canto suo, l'onorevole Agostino Greggi (dissidente passato poi al MSI) presenṭ una interrogazione per manifestare il suo disappunto per la mancata sospensione del Festival per lutto.
Almeno a lui qualcuno rispose: il sottosegretario alla Telecomunicazioni, onorevole Mazza, sostenne che la Rai-Tv era estranea all'organizzazione del Festival e siccome i responsabili della manifestazione avevano deciso di proseguire, non vi era alcun motivo per vietare la trasmissione delle rimanenti serate (il solito scarica-barile, nda). Inoltre, Mazza dichiarò in Parlamento:
"L'aspetto umano della tragedia, suscita in tutti sgomento; ma una più matura e serena valutazione del fatto induce a concludere che non è opportuno mitizzare un gesto di violenza contro sé stessi, quasi facendo passare per un atto di eroismo quella che è solo una dolorosa manifestazione di debolezza"

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