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LUIGI TENCO SUONA IL PIANOFORTE VICINO A MICHELE, LUCIO DALLA, PATTY PRAVO UN RECITAL

Nel novembre 1966, due mesi prima del fatidico Festival di Sanremo, la Rca organizzò in un albergo di Milano un recital per la presentazione del nuovo (e purtroppo l'ultimo) album di Luigi Tenco.
Ad assistere all'evento furono invitati giornalisti, fotografi, e altri artisti della scuderia della Rca, amici di Tenco, come Lucio Dalla, Patty Pravo e Michele (nella foto di apertura, li vediamo appoggiati al pianoforte, intenti ad ascoltare una canzone di Luigi).
Uno dei giornalisti invitati intervistò Luigi Tenco e scrisse l'articolo che riportiamo di seguito. Nel ritaglio che ci è pervenuto non risulta il nome del rotocalco e nemmeno l'autore del pezzo (che non è stato firmato).



MILANO, novembre

Luigi Tenco è stato sempre un tipo senza cravatta. La camicia si è sempre aperta sul suo petto e mai, proprio mai, lui ha legato attorno al colletto quei buffi legacci di stoffa.
Questo, Tenco tiene a farlo sapere, e lo ha ribadito più con i fatti che con le parole anche poche sere fa, quando ha tenuto un recital in un albergo di Milano.
C'era molta gente e una atmosfera abbastanza elegante e mondana, ma lui, quando ha visto tutta quella gente si è messo a sogghignare e a dire: "Chissà quanti capiranno quello che voglio dire...".
LUIGI TENCO SI ESIBISCE NEL SUO RECITAL Perché il destino di Luigi Tenco è sempre stato quello di non essere capito. Era arrivato a Milano, una decina di anni fa, che ancora suonava il sassofono: ancora non aveva idea di cantare.
"Cantare, anzi, mi dava fastidio... e mi infastidivano i cantanti, tutti quanti, compreso Gino che era un grosso amico da anni...": lo racconta lui e Gino è Gino Paoli.
Con lui, con Reverberi e Franco Franchi (il cantante genovese, non il comico siciliano) Luigi Tenco ha partecipato una lontana sera di Carnevale a un veglione in una balera della provincia di Pavia. Tenco suonava il sax, Reverberi il pianoforte e il vibrafono. Franchi il basso e Gino stava alle spalle dei musicisti perché si vergognava: Tenco quella sera mi aveva detto: "Io non potrei mai cantare, c'è da sprofondarsi dalla vergogna a dire quelle sciocche cose, con quelle sciocche melodie...".
Il recital che ha tenuto l'altra sera e al quale erano stati invitati alcuni giornalisti, comprendeva le canzoni più belle del suo nuovo 33 giri edito dalla RCA: "Lontano lontano", "Io sono uno", "Come tanti altri" eccetera.
Tenco è un cantante di protesta, ma non uno dei soliti: di quelli che hanno scoperto la protesta, oggi. Lui si era messo su questa strada già dieci anni fa, appena aveva lasciato il sassofono per mettersi a cantare.

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