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LUIGI TENCO E DALIDA NELLO STUDIO DI SCALA REALE LA TELEVISIONE
(nella foto: Luigi Tenco e Dalida in uno studio Rai, durante le prove di "Scala Reale", nell'autunno 1966)


Dopo il cinema, Luigi Tenco dovette attendere 2 anni prima di poter approdare anche sui teleschermi. Non aveva infatti un rapporto idilliaco con la Rai, dove era considerato un rompiscatole, specie a causa delle sue canzoni di protesta o d'amore troppo audaci ed esplicite per l'epoca.
Luigi subì perciò l'esilio dalla Tv di Stato fino al 1964, a causa di una innocua canzone, "Cara maestra", che fu bocciata - insieme a quasi tutte le canzoni del suo primo 33 giri uscito nel 1962 - dalla commissione di ascolto della Rai. Ecco cosa rivelò Tenco durante il dibattito sul tema della canzone di protesta, tenutosi al "Beat72" di Roma nel novembre 1966:
"Se vai alla radio e pretendi di metterti a cantare delle cose, faccio un esempio, contro i preti, ti prendono e ti sbattono fuori. E che guadagno c'è? Io appunto una volta avevo fatto una canzoncina che diceva: "Mio buon curato..." eccetera. Non era niente di terribile. Solo qua e là un filino di ironia. Risultato: due anni senza metter piede alla TV.
[...]
Io infatti sono considerato un rompipalle perché dico certe cose, perché nel mezzo di una trasmissione, dove tutti parlano di musica, io esco fuori con un discorso sulla polizia che arresta i capelloni o su altra roba del genere..."
La prima esperienza fu dunque nel 1964, quando la Rai gli offrì l'occasione di partecipare come ospite fisso (in qualità d'attore e di cantante) alle 8 puntate del programma televisivo "La comare".
Il copione metteva una donna (l'attrice Renata Mauro, che in seguito fu la valletta del Festival 1967) a confronto con un uomo (l'attore Arnoldo Foà), dialogando sui vizi, sui difetti, sulle virtù degli uomini, o che le donne credono di ravvisare in loro: piuttosto che una trasmissione femminista, però, si trattava del solito bisticcio di maniera della coppia piccolo-borghese.
Il dialogo tra Foà e la Mauro descriveva due esempi di maschio. Luigi Tenco era uno di questi esempi: impersonava Gigi, il prototipo dell'uomo introverso, pieno di problemi irrisolti, intellettuale, triste, sempre teso a una continua ricerca interiore.
L'altro esempio, contrapposto a Gigi, era Emilio (interpretato da Emilio Pericoli), uomo estroverso, ottimista, gaio e scanzonato, un po' superficiale ma in compenso divertente, rispondente ai canoni della normalità comunemente accettati all'epoca.
Oggi purtroppo non possiamo più vedere questa trasmissione perché la Rai - tanto per cambiare - ne ha perduto le bobine. Tuttavia si sa che Luigi doveva presentare in ogni puntata una ballata satirica su temi sociali e di costume. Molte di queste ballate, allora inedite, sono poi state pubblicate postume (ad esempio, "Vita famigliare"), mentre di 2 si è persa ogni traccia, tranne il titolo desunto dal "Radiocorriere Tv": si tratta di "Le stelle dell'Orsa Maggiore" e "Liscio o al seltz".

Il 6 settembre 1964 Luigi comparve sui teleschermi in "Un giorno a Capo Boi" dove, presentato da Giancarlo Sbragia, cantò "Ho capito che ti amo".
Un mese dopo, l'8 ottobre 1964, partecipò in qualità di ospite a "Questo e quello", un programma televisivo (sul genere "salotto") condotto dal suo amico Giorgio Gaber, nel corso del quale cantò due canzoni davanti agli altri ospiti (Ugo Gregoretti e Margot): "Non sono io" e "La mia valle" (per quest'ultima, accompagnato alla chitarra dallo stesso Gaber).

Nello stesso anno, "Ho capito che ti amo", cantata in spagnolo con il titolo "He comprendido que te amo" diventò famosa in Argentina perché sigla di un lunghissima e famosissima telenovela "El amor tiene casa de mujer". In occasione dell'ultima puntata, alla fine del 1965, Luigi venne invitato a Buenos Aires negli studi della Tv nazionale, come ospite d'onore a sorpresa. Per concludere la trasmissione, Tenco si esibì in diretta cantando alcune sue canzoni e suscitando grande ammirazione nel pubblico.
Nel seguito della tournée sudamericana Luigi comparve anche, il 22 dicembre 1965, nel seguitissimo varietà "Casinò Philips" di Canal 13, una delle principali emittenti televisive argentine.

Con il 1966 e l'approdo alla potente etichetta discografica Rca iniziava una breve ma intensa stagione televisiva. Il 16 gennaio, a "Le nostre serate": presentato da Giorgio Gaber, Luigi cantò "Tu non hai capito niente".
Una sua canzone, "Un giorno dopo l'altro", fu scelta come sigla della seconda - famosissima - serie de "Le nuove inchieste del commissario Maigret", andata in onda tra marzo e aprile 1966, interpretata da Gino Cervi, con la regia di Mario Landi. Possiamo perciò ascoltare la canzone in francese (versione mai pubblicata su disco) nella siglia iniziale e in italiano nella sigla finale degli episodi: "La vecchia signora di Bayeux" (1 puntata), "L'innamorato della signora Maigret" (1 puntata), "Non si uccidono i poveri diavoli" (2 puntate) e "L'ombra cinese" (4 puntate).

In estate, il 17 luglio 1966, eccolo ospite della trasmissione "Aria condizionata" mentre scambia qualche battuta con il noto attore Tino Buazzelli (l'indimenticato interprete di Nero Wolfe) che alla fine gli cede la scena per permettergli di cantare "Se sapessi come fai".
Nell'autunno 1966 partecipò come cantante all'edizione 1966/67 di "Canzonissima", che quell'anno si chiamava "Scala Reale" e prevedeva il confronto tra squadre di cantanti: Tenco prese parte alla manifestazione gareggiando con "Lontano lontano" nella squadra capitanata da Dalida (si veda la foto di questa pagina), di cui facevano parte anche Edoardo Vianello ed Evi. Gli archivi ce lo mostrano mentre presenta la sua canzone nella puntata di sabato 5 novembre 1966. Di quella esperienza rimane anche uno filmato, dove Luigi canta insieme a Dalida ed Edoardo Vianello una sigletta (una specie di inno della squadra) sull'aria della "Danza di Zorba". E' l'unica registrazione dove possiamo vedere Tenco e Dalida insieme.

Pochi giorni dopo, il 13 novembre, la Rai gli dedicò "Incontro con Luigi Tenco", puntata di una serie di trasmissioni sui nuovi fenomeni musicali, presentata da Margherita Guzzinati. Possiamo vedere Tenco esprimere la sua opinione su fatti di costume (difende i capelloni), scherzare con Gianni Boncompagni e Lucio Dalla, oppure presentare le sue canzoni ("Io sono uno", "Quando", "Mi sono innamorato di te", "Un giorno dopo l'altro", "E se ci diranno", "Ognuno è libero", "Vedrai vedrai", "Lontano lontano") attorniato da decine di giovani che lo ascoltavano in silenzio, accompagnandosi con la chitarra o il pianoforte. Oppure lo vediamo improvvisare una jam con la chitarra insieme a Gianni Boncompagni (chitarra) e Lucio Dalla (piano e voce) e accompagnare con il saxofono la voce di Ornella Vanoni ("Se qualcuno ti dirà").
Si dice che Luigi se la prese con la regista del programma, Carla Ragionieri, che voleva far ripetere "Vedrai vedrai" perchè secondo lei i suoni coprivano troppo la voce. E pensare che quella esibizione viene riproposta non appena servono immagini filmate di Tenco...

Altre apparizioni sul piccolo schermo avvennero (in date ancora da scoprire) a "Speciale per voi", "33 giri", "Musica hotel", "Canzoniere minimo", "Il paroliere questo sconosciuto".

Poi arrivò il 1967 e l'ultima apparizione televisiva di Luigi, che conosciamo tutti: il 26 gennaio 1967, penultimo cantante previsto nella scaletta della serata, Tenco salì sul palco del "Salone delle Feste" del Casinò di Sanremo, per presentare la sua canzone "Ciao amore, ciao" al XVII° Festival della Canzone Italiana. Cosa accadde quella sera dietro le quinte del Festival, lo potete leggere qui.
Invece, le immagini televisive di Tenco sul palco del Festival non potremo mai più vederle, perchè nell'archivio Rai le hanno perse (a meno di un fortuito ritrovamento in futuro). Lo smarrimento delle bobine è stato annunciato da Walter Veltroni, in un suo articolo pubblicato da l'Europeo il 22 gennaio 1993:
"Cominciamo dalla assenza. La canzone che Luigi Tenco cantò prima di uccidersi, "Ciao amore, ciao", è stata cancellata dall'archivio della Rai. Come l'autunno caldo, per la storia delle immagini nazionali che il servizio pubblico ha consegnato ai posteri, quella canzone non esiste, non è mai stata cantata su un palcoscenico. Perchè quella manipolazione? Chi la decise?"
Guarda caso, l'unico Festival di Sanremo che la Rai ha seguito e di cui dispone solo filmati frammentari, è proprio quello del 1967!

Dopo la morte di Luigi, altre due sigle televisive per due sceneggiati:"Guarda se io", sigla di "Questi nostri figli", regia di Diego Fabbri; quindi "Vedrai vedrai" sigla di "Storia di Anna", regia di Salvatore Nocita.

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