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RITRATTO DI LUIGI TENCO IL TELEFILM
DELLA RAI


A 10 anni di distanza dalla tragica morte di Luigi Tenco, la RAI pensò bene di celebrare "a modo suo" la ricorrenza con un telefilm-documentario dal titolo "Vedrai che cambierà", realizzato da Paolo Poeti, Giancarlo Governi e Leoncarlo Settimelli, che venne trasmesso sul "secondo canale" (ovvero Rai 2) in due puntate il 21 e 22 dicembre 1976. Il fatto suscitò una profonda impressione in Valentino Tenco, perchè il fratello Luigi veniva presentato come un agitatore di masse e un drogato.
Perciò Valentino scrisse una lettera aperta alla RAI con la quale la diffidò dal ritrasmettere in futuro il lungometraggio.
Le vie legali furono comunque intraprese da Mario Luzzatto Fegiz, autore proprio in quell'anno 1976 di un libro dedicato a Tenco, che riteneva la sua opera plagiata. La causa si risolse poi in un nulla di fatto.



Da "Il Lavoro", 12 gennaio 1977

In una lettera piena di amarezza indirizzata al nostro giornale

Il fratello di Luigi Tenco contesta lo sceneggiato TV

Il filmato di Poeti nel decennale della morte adombra il sospetto che il cantautore fosse un tossicomane - La RAI diffidata dal trasmettere il programma - Un suicidio "strano" che lascia molte zone in ombra.

Di Valentino Tenco

Non avevo alcuna intenzione di tornare a parlare di Luigi Tenco, mio fratello, ma il recente filmato televisivo di Paolo Poeti mi obbliga a farlo. Non posso ammettere comunque - e mi batterò sempre in questo senso - che l'argomento diventi pretesto per una speculazione senza motivazioni immediate che non siano quelle del lucro e del profitto (o, al limite, della facile pubblicità).
Dicevamo del filmato di Poeti, dunque. Se questo si proponeva delle finalità rievocative, ha certo fallito il suo scopo. Non solo la forma - lo sceneggiato - inibiva la funzione che voleva assolvere, ma lo stesso era tutto imbastito di pressappochismi e luoghi comuni. Almeno un paio di battute, ad esempio, insinuano nel teleutente il dubbio che Luigi fosse un tossicomane e che questo stato lo avesse poi spinto al suicidio. Niente di più inesatto e, conseguentemente, di più lesivo per la sua persona. Che Luigi fosse un uomo schivo, e quindi già in partenza mal disposto verso un pubblico catechizzato, sta bene; ma non aveva certo bisogno di simili incentivi per affrontare una platea!

Il filmato tende poi a raffigurarlo come un ingenuo, quasi uno sperduto nel mondo degli adulti. Luigi era, contrariamente, un uomo preparato, realista, lungimirante, con i piedi ben piantati in terra, aggiungerei fors'anche un uomo senza soverchie illusioni. L'unica illusione che aveva, forse, era quella di poter vivere in un mondo più abitabile per tutti, indipendentemente dal colore della pelle, dalla nazionalità e dalla condizione sociale, con più amore e meno politica. Sì, ritengo questa essere stata la grossa ingenuità di Luigi. Non era, certo, un agitatore di masse, come lo presenta il filmato. Questo affermo con assoluta certezza, e mi è testimone chi lo ha conosciuto personalmente.
E d'altronde, tornando allo sceneggiato, quale poteva essere la bontà dei suoi propositi se ha alterato volutamente la cronologia delle canzoni per farne ideale supporto ad un discorso voluto, ma non reale?

Il lavoro di cui discutiamo non risparmia neppure il responsabile della casa discografica (Melis, della RCA) dipingendolo come un cinico che non si è fatto scrupolo di passare sopra una morte pur di vendere un prodotto improvvisamente richiesto.
Non si discute in questa sede la logica del profitto e del consumo, propria di un'industria e quindi anche di un'industria come quella discografica, ma è necessario che io spezzi una lancia in favore di Melis il quale ha dimostrato una correttezza ed una sensibilità uniche. Avendo in possesso due canzoni inedite di Luigi (che, pubblicate, avrebbero potuto dare adito a malintesi) non le ha editate. Di questo sono e sarò sempre grato al Melis.
In modo contrario si è comportato la Ricordi, rappresentata a quel tempo dal Maestro Repetti, che, nonostante l'impegno verbale con me assunto di non pubblicare le canzoni non editate quando Luigi era in vita, ha stampato tutto quello di cui era in possesso, anche se si trattava di parecchi provini fatti parecchi anni prima.

Ma veniamo al suicidio. Un fatto dato per scontato che presenta ancora in verità molti lati oscuri. Già scrissi a suo tempo, e forse pochi lo ricordano, che in quel contesto la polizia non fece i rilievi d'obbligo in circostanze del genere: non furono rilevate le impronte digitali sull'arma; non venne eseguita l'autopsia; le foto scattate sul corpo risultarono falsate perché mio fratello fu riportato in un secondo tempo nella stanza e "preparato" per il servizio fotografico.
La versione ufficiale dei fatti parla poi di due colpi esplosi; in realtà fu uno solo, e ne è testimonianza il ritrovamento di un solo bossolo. Il foro d'entrata era situato vicino all'orecchio destro e quello di uscita (che nella fretta non era stato nemmeno rilevato), con traiettoria diagonale, nella regione occipitale sinistra. Il suicidio di Luigi, volendoci attenere ai fatti non smentiti, non è per me causa di vergogna. Ma è altresì nei miei diritti nutrire un ragionevole dubbio, date le circostanze.

Che dire, poi, del macabro balletto, una volta precipitatomi a San Remo, per riuscire a vedere mio fratello? Dall'albergo Savoy fui spedito all'ospedale, dall'ospedale all'obitorio, quindi nuovamente all'albergo Savoy dove non mi fu permesso di entrare nella stanza: e ancora, di nuovo, all'obitorio. E che dire dell'autenticità del biglietto di commiato? Nessuno mi ha chiesto se la calligrafia era la sua né l'autorità fece eseguire perizie calligrafiche.
È recente la notizia che il giornalista Luzzatto Fegiz avrebbe sporto querela nei confronti della RAI per il fatto che il filmato di Poeti sarebbe stato tratto dal suo libro. Chi avesse la possibilità (e non è difficile) di consultare i maggiori quotidiani del 27-28-29 gennaio di quell'anno avrebbe numeri per stendere una sceneggiatura che rispecchi, se non altro, la cronaca degli avvenimenti.
L'ennesimo tentativo, dunque, di speculare su fatti che ci sono in verità estranei, per meglio pubblicizzare e vendere la propria immagine (ed ennesima occasione mancata).

Molti hanno voluto o vogliono parlare di Luigi ma senza dire, purtroppo, niente di interessante né di originale.
Nessuno ha provato a chiedersi, per esempio, in termini concreti, che cosa rappresentasse allora Luigi Tenco e che cosa rappresenti oggi a distanza di dieci anni, seppure rappresenta qualcosa. Che cosa ha lasciato dietro di sé, se le sue canzoni sono importanti o meno, se importante o meno è stata - in una parola - la sua breve apparizione nel panorama musicale degli anni sessanta.
Nemmeno ha proposto, come argomentazione, che Luigi credeva e lottava per un mondo migliore, dove non esistesse sfruttamento sull'uomo e dove l'uomo potesse valere per sé stesso e non per i suoi titoli.

Per ciò che mi riguarda non mi interessa che si critichi il suo lavoro, ma non ammetto - lo ribadisco - che si gettino fango ed ombre sull'uomo, del quale garantisco in prima persona e senza tema di smentite. È per tutto questo, per i disservizi e l'ignavia dimostrati allora dall'autorità, per il chiasso gratuito, che diffido la RAI a riproporre il filmato in oggetto o a cederlo per una qualsivoglia diffusione. Per il momento.


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