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BRUNO LAUZI

LUIGI TENCO, BRUNO LAUZI E DANILO DEGIPO Era uno dei compagni della prima ora che però, intervistato sull'argomento Tenco, non pare ricordare volentieri il compagno di un tempo.
Bruno Lauzi faceva parte fin dall'inizio delle "band" alle quali partecipava Tenco. La prima era la "Jelly Roll Morton Boys Jazz Band", del 1953, che provava nell'ampio poggiolo di casa Lauzi (si veda la foto) oppure in casa Degipo.

Bruno e Luigi si conoscevano fin da ragazzini, abitavano nella stessa strada (via Rimassa, alla Foce), furono per un anno scolastico compagni di banco al Ginnasio Andrea Doria, condividevano passioni comuni, come quella per il cinema (specie i musical alla Gene Kelly) e anche - ovviamente - per il jazz e le sue star più famose (Jelly Roll Morton, ad esempio).

Eppure non pare che, con il trascorrere degli anni, tra i due nacque un grande feeling.
Valentino Tenco riferì che suo fratello, generosamente, aiutava negli studi un "Bruno complessato per via della statura".
A tal proposito, Ruggero Coppola ha detto a Renzo Parodi: "Bruno ad un certo punto ruppe con Luigi che gli rimproverava di essere egocentrico, avido di denaro".
Aldo Fegatelli riporta che quando Lauzi cantò un brano apertamente commerciale - "Una rosa da Vienna" - Luigi lo rimproverò: "Belín, Bron, non hai vergogna?".

Qualche traccia di questo scontro è ancora possibile rilevarla nel fastidio che Lauzi manifesta ogni qualvolta si cerca di intervistarlo sulla figura di Luigi Tenco. La giustificazione di Lauzi, secondo la quale chi vuol parlare del suo "amico Luigi" lo fa solo perchè spera di ricavarne ancora dei guadagni e dei vantaggi, è oggi - a distanza di oltre 30 anni dalla sua morte - quanto meno risibile. Senza considerare che un vero amico di Luigi, come lo fu Fabrizio De Andrè (e sui suoi sentimenti di amicizia non crediamo ci possano essere dei dubbi) non si è mai posto questo problema, e non si è mai tirato indietro quando poteva ricordare l'amico perduto.

Ad esempio, intervistato da Renzo Parodi, Lauzi tagliò corto:
"La conversazione telefonica con lui è breve e secca. -Tenco? Ci frequentavamo in strada, e un giorno me lo sono ritrovato nel banco, ero ripetente e facevo la quarta al Ginnasio Doria. Passava per essere un tipo allegro e fortunato, ma non lo era. Temeva l'insuccesso, i fiaschi [...] Quando si trovava davanti ad un ostacolo, Luigi lo saltava. Come accadde a Sanremo. Continua il tentativo di allontanare il suo spettro, pensando ad un delitto o che ci siano dei colpevoli... può darsi che qualcuno si senta colpevole per quello che è accaduto. C'è gente che ci ha marciato troppo con la morte di Luigi"
Altre dichiarazioni di Lauzi su Tenco sono disponibili nella pagina delle critiche.


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